giovedì 24 agosto 2017

IL VUOTO

Quanti giorni ricordiamo bene nella nostra esistenza?
Quattro? Cinque?
Forse di più, forse di meno, ma i giorni che ti cambiano la vita una volta per tutte sono davvero pochi.
Perché si, ci sono certi giorni che cominciano e tu vedi la vita in un certo modo e alla fine della giornata la vedi in modo completamente diverso.
Io ricordo tutto di quella sera di 19 anni fa: la Festa dell'Unità alla Fortezza, il concerto de Gli Amici di Roland, le chiacchiere con l'amico con cui avevo suonato nel gruppo pochi anni prima ("Dai, rifacciamo un concerto dei Taurus, ci starebbe bene!"), la classica serata calda fiorentina, il ritorno a casa, le luci accese, gli sguardi preoccupati, lui che diceva "No no, va tutto bene...", lo strano brivido lungo la schiena, io che leggevo "Elianto" alle 3 di notte perché non riuscivo a prendere sonno e poi, un quarto d'ora dopo tutto era cambiato.
Una mezz'ora, poi tutto finito: i silenzi, gli sguardi persi nel vuoto, capire che da quel momento tutto sarebbe cambiato e ci saremmo dovuti abituare al vuoto, all'assenza.

Da allora sono passati 19 anni e mi ritrovo ancora qui, in questa casa, alle prese con il solito vuoto: non sono bastati i tentativi di rimettere insieme i cocci, di cercare fotografie, di riportare alla luce vecchi ricordi, di cercare di capire, di andare oltre.
Rimane solo quello che non c'è stato, il ragazzo di quasi 24 anni che cresce, si innamora, finisce l'università, si sposa, si sente felice ma sente sempre quel vuoto: perché chi doveva esserci non c'è più e quando c'era era preso da 1000 problemi più grandi di lui e allora uno guarda quello che c'è stato e quello che poteva esserci.
Vedo poi la mia di famiglia, sento la leggerezza e la gioia nell'aria tutte le volte che siamo tutti e quattro insieme, penso ai tanti sacrifici, ai salti mortali per barcamenarmi in questa vita e poi penso alle risate, alle piccole cose che riempiono la vita dandogli un senso.

Poi ogni tanto riaffiora il solito pensiero e poi le solite domande: "Perché allora non è andata così? Cosa è mancato? Perché sempre quell'atmosfera cupa? Perché non siamo stati felici?".
Posso farci poco se non rimanere con quella solita malinconia di fondo, quasi come fosse una commedia all'italiana dal finale amaro.
Rimango da solo con domande che non troveranno mai risposta e con il rimpianto di non averle fatte a suo tempo; ma perché avrei dovute farle? Che ne sapevo a 20 anni di famiglia, figli, problemi sul lavoro? Che ne sapevo delle ansie che dopo i 40 anni spuntano fuori inesorabilmente?
Mi ritrovo spesso a parlare con me, ad immaginare le domande che vorrei fargli e le risposte che vorrei sentirmi dare e allora mi sembra quasi che da qualche parte mi stia guardando dicendomi di resistere e di andare avanti nonostante tutto.
Non mi basta, ma così è.
Mi accontento di ciò che è stato cercando di leggere tra le righe e i ricordi, poi capita all'improvviso di vedere un amico che canta, stonando, una canzone di Renato Zero insieme al suo babbo e dentro di me crollo.
Perché sono state e saranno sempre troppe le partite della Juve che non abbiamo visto e vedremo insieme, perché non commenteremo mai un evento politico o sociale o una manifestazione artistica insieme.
Non ci sarà niente anche se poteva esserci tutto.
Mi tengo la mia malinconia, il mio vuoto che nessuno potrà riempire, poi guardo Guglielmo ed Edoardo e spero che per loro un domani non sarà lo stesso.
Almeno ci provo.
Ciao babbo, ovunque tu sia.


giovedì 13 aprile 2017

PREZZI BASSI, SEMPRE

Bello il dibattito perenne a sinistra, devo dire che non posso farne a meno.
Si sa, è difficile definirsi di sinistra al giorno d'oggi (ma anche di ieri), perché appena lo dici esce fuori qualcuno che si reputa più a sinistra di te e tu diventi un democristiano.
Tu diventi l'erede di Andreotti e di tutta la malapolitica demogristiana, lui quello di Berlinguer e dell'integrità del fu PCI.

Vabbè, dettagli, oggi viviamo nella società liquida dove il concetto di destra e sinistra è andato a farsi benedire così come il dolore per le fregature che ricevi a 360°: è bello però scoprire che uno di questi che si riautodefinisce di sinistra sia quello che ti ha fregato a suo tempo.
In nome di cosa?
Della demagogia spicciola, di quella che tanto piace alla ggente.
Com'è andata?
Semplicemente: dopo una vita di studi, di esami sudati e conquistati con le unghie e con i denti, finalmente ecco che arriva la laurea in architettura e si entra nel mondo del lavoro, circa 12 anni fa.
Un po' di pratica in qualche studio, la voglia di ritagliarsi un posticino all'interno di questo mondo sempre più complicato e poi un domani uno studio per conto proprio.
Chiedevo troppo?
Ma soprattutto, a che prezzo?
La qualità si paga, più spendi e meno spandi era il leit motiv di quando ero piccolo e il mondo conservava un briciolo di logica: e invece no, il motto del nuovo secolo doveva essere un altro, qualità a basso prezzo, in pratica vedi di diventare un supermarket e lavora a sconto.
Ma non si può, non è giusto, almeno rispettiamo dei minimi tariffari sotto al quale non si possa scendere!
No, non se ne parla, aboliamo i minimi, ognuno faccia il prezzo che vuole!

Com'è andata a finire?
Semplice: una pratica completa per l'installazione di 10 pannelli fotovoltaici, in zona vincolata (quindi con autorizzazione paesaggistica) con tanto di nulla osta da parte di un istituto di case popolari, una ditta (con studio tecnico interno) di un'altra regione, senza fare sopralluoghi, te la fa pagare 1200 € IVA inclusa.
Come mai?
Perché stanno bassissimi con i prezzi, di conseguenza ne fanno tante, si possono permettere il lusso di qualche "dipendente" a costo risibile e tante grazie e arrivederci.
Invece tu, libero professionista che sei sempre disponibile con il cliente, che porti avanti il lavoro con cura e precisione, che assisti il cliente pure la sera dopo cena perdendo la possibilità di stare un'ora con i tuoi figli e tua moglie, che per forza di cose e per un briciolo di orgoglio professionale non puoi garantire certi prezzi, al momento del saldo passi da:
- Ladro
- Furbacchione
- Incompetente
Per tutto questo, per aver mandato a mignotte la dignità professionale di tanti bravi liberi professionisti (evidentemente rei di sembrare una casta agli occhi della ggente), ti ringrazio caro Pier Luigi Bersani, ultimo baluardo della sinistra.
Grazie per l'abolizione dei minimi tariffari, alla fine sappi che gli unici ad averci rimesso sono stati i neolaureati e quelli che lavoravano da poco: in pratica i pesci piccoli.
Grazie davvero, la prossima volta invece di studiare mi inventerò un partito di sinistra.

martedì 28 febbraio 2017

GIUSTIZIA FAI DA TE? NO GRAZIE

Ho appena letto il post su Facebook di Francesco Facchinetti sulla non piacevole avventura che ha passato l'altro giorno.
Non sto a riportarla qui, tanto l'avrete sicuramente già letta da qualche parte: devo dire che rimango sempre stupito, e anche un po' impaurito, quando la gente parla di farsi giustizia da sola, di tenere in casa un'arma o addirittura di minacciare l'acquisto di un vero e proprio arsenale per potersi difendere dalle incursioni dei ladri.
Due cose mi fanno materialmente paura: i serpenti e le armi.
Non ho mai sparato un colpo in vita mia, anche solo vedere una pistola o un fucile mi crea disagio perché immagino cosa potrebbe fare un oggetto del genere se usato per quello che è.

Qualcuno poi potrà dire:
"Eh, ma tu non puoi capire, prova a trovarti in casa i ladri e vedrai se cambi idea!"

Bene.
Circa un mese fa, in un normalissimo tardo pomeriggio invernale, io, mia moglie e i nostri due bambini eravamo in casa, per la precisione al secondo piano dove io mi sono attrezzato ricavando lo studio personale.
Mentre io lavoravo loro giocavano, tutto molto tranquillo.
Siamo poi scesi verso l'ora di cena e mia moglie ha notato la finestra della cucina aperta: lì per lì ha pensato di averla lasciata aperta per sbaglio.
No, niente di tutto questo.
Era stata forzata (non è che ci voglia granché) da un ladro che poi è entrato in casa, ha preso i soldi dalla borsa di mia moglie, le chiavi della sua macchina ed è scappato.
Quando abbiamo capito cosa era successo davvero non è stata una bella sensazione.
E se fossimo scesi proprio mentre cercava di entrare? Se l'avessimo colto in flagrante? Come ci saremmo comportati, magari in presenza dei figli?
Non lo so, non lo voglio sapere ma devo dire che non mi sento più tranquillo: non è bello, perché quando entri in casa vorresti lasciare tutti i problemi fuori dalla porta e goderti, per quelle poche ore, un po' di serenità.
Ma così è.
Non c'è più quel mondo dove si lasciavano le chiavi nella toppa o nel quadro della macchina, nonostante questo non sento il bisogno di comprarmi un arsenale o di rinchiudere ermeticamente la casa: cerco solo di stare più attento, quello si.
Ah, per la cronaca abbiamo sporto regolare denuncia ai Carabinieri di Montale, che si sono dimostrati molto gentili e disponibili e colgo l'occasione per ringraziarli, dando tutte le informazioni del caso, la macchina di mia moglie l'ho ritrovata in un parcheggio vicino casa dopo un paio d'ore e, soprattutto, i bambini non hanno risentito di questa disavventura.
Mi sembra la cosa più importante.

Questo è ciò che penso, senza usare maiuscole o toni urlati, se poi passassi da radical chic me ne farò una ragione.
Buona giornata.

giovedì 6 ottobre 2016

A SCUOLA SU FACEBOOK

Umile opinione, in merito al contenuto di questo articolo tratto da Repubblica.it.

http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/10/06/news/compiti_casa_milano_maestre-149204138/?ref=HREC1-3

Si potrebbe semplicemente parlare in privato con la maestra, fare presente la propria opinione e finita lì, senza usare il diario della figlia né tantomeno condividere la giustificazione su Facebook.
Perché il dubbio sorge sempre spontaneo: si pensa ai figli quando si pubblicano queste cose o si pensa solo a cercare consensi usando i figli?

giovedì 29 settembre 2016

TANTI AUGURI UN PAR DI PALLE, NONNO SILVIO

In principio cantava nelle balere.
Poi, con i due spiccioli delle mance raccattati nelle suddette balere, costruì una città nuova chiamandola semplicemente Milano 2, così, giusto per far capire quanto la modestia fosse il suo tratto caratteristico.
Poi, affascinato dalle nuove tv private, decise modestamente di diventarne il Re incontrastato, e così fu.
Da quelle tv cominciò a mandare di tutto: tette, culi, risate finte, litigi, volgarità e pubblicità, tanta pubblicità. In quegli anni tanti comportamenti furono sdoganati, l'ignoranza diventò un vanto, la cafoneria un modo per farsi rispettare e l'arroganza uno per difendersi.
Poi, dopo il Milan, pure la politica, giusto per salvare baracca e burattini.
E anche lì entrò per comandare: aveva cambiato la società nel decennio precedente, fece lo stesso nella politica a partire da quel videomessaggio con la calza sulla telecamera.
Tutti lo seguirono, anche quei forever young della sinistra che, stanchi del rigore del vecchio PCI, avevano voglia di divertirsi, di film scollacciati e di gite in barca.
Ce lo teniamo tra i coglioni dal 1994, hanno preferito far fuori tre volte uno come Prodi ma lui no, come un talismano lo hanno custodito con cura: fino al 2011 sotto le elezioni si parlava di conflitto di interessi, di Berlusconi ostacolo alla democrazia, poi dopo le elezioni magari lo si cercava per un'intesa su chissà quali riforme.
Ha occupato il parlamento per i suoi problemi dal 2001 al 2006, alla fine era allo sbando più totale, ma anche in quel caso grazie ai forever young riuscì a risollevarsi.
Ha dato lavoro a tante persone, soprattutto a quelli che con l'antiberlusconismo c'hanno fatto una carriera e ora con Renzi cercano di fare altrettanto.
Gli ho mandato tonnellate di accidenti, fatto sta che a 80 anni è ancora lì e io mi sento come quella mattina del 29 marzo 1994, di merda.
Tanti auguri un par di palle, nonno Silvio.

mercoledì 7 settembre 2016

L'UNIVERSITÀ DELLA VITA (un raccontino semi-serio)

In un giorno qualsiasi, a Borgo San Praticillo, qualcuno suona al campanello dello studio di un architetto.

"Si, chi è?"
"Buongiorno, ho letto il suo annuncio, volevo consegnarle il mio curriculum..."
"Ah, va bene, lo lasci pure nella cassetta della posta."
"Preferirei portarglielo direttamente..."
"Veramente ho da fare."
"Solo un minuto!"
"Va bene, salga."

Una volta entrato nello studio...

"Ohhh, che bello studio, complimenti..."
"Grazie, ora comunque se volesse lasciarmi il curriculum, ho un po' di lavoro da sbrigare..."
"Si...comunque se avesse giusto due minuti potremmo parlare."
"Beh...io...ok dai, andiamo nella mia stanza!"

In fondo all'open space, dove tre persone stanno lavorando, si trova la stanza dell'architetto. Lui la apre, entra facendo segno all'altro di seguirlo e di accomodarsi.
Prende il curriculum, gli da un'occhiata.

"Dunque, io non vorrei risultare scortese, ma leggendo questo curriculum lei non mi pare il profilo adatto."
"Perché, scusi?"
"Beh, io starei cercando un tecnico quantomeno diplomato e con esperienza e lei non lo è. Mi scusi, lei è ingegnere?"
"No."
"Architetto?"
"Certo che no, detesto gli architetti!"
"Grazie, quindi non è laureato?"
"No, la mia università è quella della vita, insegna molto di più di tanti che si riempiono la bocca con la loro cultura! E poi ho rimesso casa da solo senza dare retta al tecnico che seguiva i lavori, un bel carciofo buono a nulla, lo sa?"
"Capisco...senta, quindi non è neanche diplomato?"
"No, però so tante cose."
"Si, ok, ma come le dicevo prima qui serve una determinata figura e lei non è la persona adatta. Almeno lo sa usare Autocad?"
"No!"
"Photoshop?"
"No!"
"Docfa?"
"No!"
"In internet ci sa navigare?"
"No, però ho facebook!"
"Outlook?"
"No!"
"Word? Pacchetto Office?"
"No!"
"Sa disegnare a mano?"
"No!"
"Fare un rilievo?"
"No!"
"Ma allora, perché è venuto qui? Lei non sa fare niente!"
"Si, però sono onesto!"
"Ahhhh...ok...guardi, non stiamo a perdere altro tempo. Se non è un problema l'accompagno alla porta, mi scusi ma ho un po' da fare!"
"Ecco, lo sapevo! Non c'è futuro per quelli onesti, in questo paese vanno avanti sempre e solo i raccomandati, quelli che fanno parte della kasta, è tutto un magna magna, e poi ci lamentiamo se il paese va a picco! Vergogna!"
"Eh, mi spiace. Arrivederci!"

mercoledì 22 giugno 2016

MA ALLORA, CHI VOLETE?

Ho cominciato a seguire la politica sin da piccolo, anche se non ho mai preso la tessera di un partito.
Ho sempre votato per la sinistra o per il centrosinistra e sono sempre andato a votare.
Ho visto nascere astri della politica italiana poi scomparsi nel dimenticatoio.
Ho visto politici vecchi quando ero ragazzo ed ora che ho quasi 42 anni li vedo sempre lì.
Ho visto domenica scorsa il centrosinistra perdere malamente la guida di 2 città importanti come Roma e Torino.
Bene, queste sono le premesse ma ciò che voglio scrivere è altro e riguarda una domanda che mi pongo da tempo e che da un paio di giorni è tornata prepotentemente a ronzarmi dentro:

MA L'ELETTORE DI SINISTRA - CENTROSINISTRA COSA VUOLE ESATTAMENTE?

Andiamo indietro nel tempo.
Il primo leader che ricordo è Enrico Berlinguer, un Politico che oggi giustamente rimpiangiamo vista la sua grandissima statura politica e morale. Ma all'epoca?

Berlinguer? Bravo, però sorpassato.
E poi ha sempre quella faccia da funerale.
Oh, poi sbagliò all'epoca del compromesso storico, fu troppo prudente!
Anni dopo fu la volta di Occhetto.
Ma come si permette di mandare in pensione il PCI?
Mica penserete che vinca contro uno come Berlusconi?
Ma non lo vedete che anche lui non è per niente telegenico?
Poi venne Prodi I.
No, io questo democristiano non lo voglio.
Certo che con lui possiamo vincere le elezioni.
Ma hai visto la faccia che fa quando parla?
Si bravo, però tentenna troppo sulle 35 ore!
Bravo Bertinotti, fallo cadere!
E fu così che arrivò D'Alema.
D'Alema dicci qualcosa di sinistra!
D'Alema come ti permetti di appoggiare l'intervento nella ex Jugoslavia?
Meno male che c'è Bertinotti!
Ma farà vincere Berlusconi se non si allea con il centrosinistra di Rutelli.
Pazienza, meglio stare all'opposizione che al governo con questi qua.
Il 2006 arrivò dopo 5 lunghi interminabili anni di governo berlusconiano.
E fu Prodi II.
No, ci voleva Veltroni, cosa candidate a fare Prodi?
Ma ha vinto le primarie!
Ma con quello non vinci!
Ha già vinto l'altra volta contro Berlusconi!
Ma ora perde, e poi non è telegenico, non buca il video.
Ci voleva Veltroni.
Veltroni arrivò nel 2008.
Perse di brutto contro Berlusconi.
2011: cade finalmente Berlusconi ma alle elezioni andiamo nel 2013.
Bersani? Con lui non vinci, ci vuole uno fresco come Renzi!
Ma ha vinto le primarie!
Si, ma non candidare Renzi è come sbagliare un gol a porta vuota!
Bersani fregato, arriva Letta.
Letta stai sereno.
Letta trombato, arriva Renzi.
Elezioni europee del 2014, Renzi stravince con il 40%.
Eh ma a me un partito che prende il 40% dei voti mica mi piace.
Ma nelle democrazie funziona così, un partito vince e governa, l'altro va all'opposizione.
Sarà, ma a me questa cosa puzza di dittatura.
Ma non volete un governo stabile che governi?
Si, ma non così, dalla sinistra voglio altro.
2016: Renzi ed il PD crollano nelle elezioni amministrative.
Bene, sono contento per te Renzi!

Sono andato più o meno a memoria citando le frasi che ricordavo, da cui la domanda che già mi sono posto e che rivolgo a voi elettori di sinistra - centrosinistra:

MA SI VUOL SAPERE CHI CAZZO VOLETE?

Così, per curiosità...

PS. Post numero 500, anche se non scrivo quasi più comunque auguri lo stesso caro il mio blog.